NOVITA' E CURIOSITA' SCIENTIFICHE


Sapete quale è il più grande satellite scientifico realizzato dall’ESA ?



E’ l’ XMM-NEWTON con una massa di 3,8 tonnellate  ed una  lunghezza totale è di 10 metri  e largo con i suoi pannelli solari  fino a 16 metri. E’ stato lanciato in orbita il 10 dicembre 1999 con un vettore  Ariane-5 missione dal della base di lancio  di Kourou nella Guyana Francese.
   
L'XMM-Newton è praticamente un telescopio spaziale per i raggi X Il  cui nome è stato scelto in onore di Isaac Newton e la sigla XMM significa X-ray Multi-Mirror (raggi X a specchi multipli).posizionato in un'orbita molto ellittica con un periodo di 48 ore a 40°, un apogeo di 114 000 km dalla Terra e un perigeo di soli 7 000 km.

Progettato e realizzato per una missione di 10 anni  è ancora ‘’ vivo e vegeto’’ e continua a  indagare  una serie di misteriosi fenomeni cosmici, come ad esempio: 
- l'interazione di buchi neri con l'ambiente circostante; 
- L'esplosione di supernovae e dei loro residui; 
- L'origine dei potenti lampi di raggi gamma; 
- Il gas caldo riempire lo spazio tra le galassie in tutto l'universo; 
- L'evoluzione dell'Universo stesso, cercando di nuovo alla sua origine
  
A bordo ci sono 3 telescopi per i raggi X prodotti dalla Media Lario in Italia, ognuno dotato di 58 specchi concentrici di tipo Wolter, per una superficie totale di ricezione di 3 400 c. Collegati ai telescopi ci sono 5 strumenti, una parte dei quali è costituita da videocamere per riprendere immagini, mentre altri sono spettrometri per studiare la distribuzione dell'energia dei fotoni, e un monitor ottico del tipo Ritchey-Chrétien da 30 cm.











Artico: ecco cosa è accaduto 14 mila anni fa







’Uno studio dell’Ismar-Cnr pubblicato su Nature Communication analizza 
per la prima volta, grazie agli archivi paleoclimatici in Artico, lo 
scioglimento del permafrost durante l
’ultima deglaciazione, 
evidenziando un sensibile aumento di anidride carbonica e metano. 
Processi che, secondo gli studiosi, potrebbero verificarsi in maniera 
simile in futuro
Finora erano ipotesi di alcuni studiosi, ora c
’è la prova. Esiste una 
corrispondenza tra lo scioglimento massiccio del permafrost in Artico 
e l
’aumento dei gas serra in atmosfera. La notizia arriva 
dall
’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche 
di Bologna (Ismar-Cnr) che ha coordinato uno studio internazionale 
pubblicato su Nature Communication, prendendo in esame carote di 
sedimento dell
’ultima deglaciazione.
È noto che oltre un terzo del carbonio della Terra si trova in Artico 
in uno stato congelato noto come permafrost. Negli ultimi trent
’anni 
questi suoli stanno subendo un progressivo riscaldamento e sono quindi 
a rischio di destabilizzazione termica, ossia di scioglimento
”, spiega 
Tommaso Tesi, ricercatore Ismar-Cnr e primo autore del lavoro.
“Tale 
processo trasforma materiale virtualmente inerte in un substrato 
nuovamente disponibile per la decomposizione batterica con il 
conseguente rilascio in atmosfera di carbonio e metano, due gas serra 
coinvolti nel riscaldamento globale
”. Prima di questo studio però non 
esistevano evidenze dirette di un reale scioglimento del permafrost. 
Per la prima volta abbiamo analizzato la destabilizzazione termica 
del permafrost durante il riscaldamento post-glaciale, risalente dai 
14.000 mila ai 7 mila anni fa, quando la concentrazione di anidride 
carbonica passò da 190 a 270 ppm (parti per milione) e la temperatura 
globale media aumentò di circa 4 gradi
”, prosegue Tesi. “Considerando 
che il permafrost contiene oltre due volte la quantità di carbonio
presente in atmosfera prima della rivoluzione industriale, il processo 
di scioglimento e il successivo rilascio dei gas serra rappresentano 
un significativo riscontro al contemporaneo riscaldamento globale
.
Il gruppo di ricerca internazionale si è concentrato sul Mare di 
Laptev, margine siberiano del Mar Glaciale Artico.
“Nel 2014, durante 
la campagna oceanografica Swerus-C3 a bordo della rompighiaccio 
svedese Oden, abbiamo prelevato delle carote di sedimento, un archivio 
unico per la ricostruzione storica del permafrost durante l
’ultima 
deglaciazione
”, racconta Tesi. “Usando le informazioni contenute nel 
sedimento, abbiamo rivelato che la quantità di carbonio terrestre 
trasferito dal permafrost all
’ambiente marino durante la fine della 
deglaciazione è stata accelerata, con un flusso medio annuale di 
carbonio rilasciato pari ad oltre sette volte il contemporaneo apporto 
da parte dei fiumi
.
Sulla base di questi risultati, gli autori hanno ricostruito 
l
’evoluzione del permafrost durante il passaggio 
glaciale-interglaciale.
“Durante l’ultima deglaciazione, circa 21.000 
anni fa, il nord della Siberia era dominato da un permafrost spesso e 
molto più esteso rispetto alle condizioni moderne
”, conclude il 
ricercatore dell
’Ismar-Cnr. “Con il progressivo inspessimento di 
questo strato del suolo superficiale nella fase post-glaciale, è 
prevalso lo scioglimento, favorendo l
’erosione del materiale terrestre 
e quindi il rilascio di permafrost nell
’ambiente marino, che ha 
implicato come conseguenza anche un aumento sensibile nella produzione 
di anidride carbonica e, potenzialmente, di metano durante il 
riscaldamento post-glaciale. È credibile che quanto descritto nel 
nostro lavoro possa rappresentare una prefigurazione del paventato 
futuro cambiamento climatico e che quindi questi processi possano 
manifestarsi nuovamente in uno scenario di riscaldamento antropico
.’’


Fonte :  Ismar-Cnr di Bologna











Statine liposolbili e morbo  di Parkinson



Questa  ricerca era nata per valutare gli effetti di una terapia con statine per abbassare il colesterolo totale in soggetti predisposti effettuata però in modo discontinuo  ma ha evidenziato un' interessante novità





Discontinuation of statin therapy associates with Parkinson disease
A population-based study

Yen-Chieh Lee, MD*, Chin-Hsien Lin, MD, PhD*, Ruey-Meei Wu, MD, PhD, Min-Shung Lin, MD, Jou-Wei Lin, MD, PhD, Chia-Hsuin Chang, MD, PhD and Mei-Shu Lai, PhD

From the Department of Family Medicine (Y.-C.L., M.-S.L), Cathay General Hospital, Taipei; the Departments of Neurology (C.-H.L., R.-M.W.) and Medicine (C.-H.C.), National Taiwan University Hospital, Taipei; Department of Medicine, College of Medicine (J.-W.L., C.-H.C.), and Institute of Preventive Medicine, College of Public Health (C.-H.C., M.-S.L.), National Taiwan University, Taipei; and Cardiovascular Center (J.-W.L.), National Taiwan University Hospital Yun-Lin Branch, Dou-Liou City, Yun-Lin County, Taiwan.

Neurology July 30, 2013 vol. 81 no. 5 410-416

ABSTRACT

Objective: To evaluate the effect of discontinuing statin therapy on incidence of Parkinson disease (PD) in statin users.

Methods: Participants who were free of PD and initiated statin therapy were recruited between 2001 and 2008. We examined the association between discontinuing use of statins with different lipophilicity and the incidence of PD using the Cox regression model with time-varying statin use.

Results: Among the 43,810 statin initiators, the incidence rate for PD was 1.68 and 3.52 per 1,000,000 person-days for lipophilic and hydrophilic statins, respectively. Continuation of lipophilic statins was associated with a decreased risk of PD (hazard ratio [HR] 0.42 [95% confidence interval 0.27–0.64]) as compared with statin discontinuation, which was not modified by comorbidities or medications. There was no association between hydrophilic statins and occurrence of PD. Among lipophilic statins, a significant association was observed for simvastatin (HR 0.23 [0.07–0.73]) and atorvastatin (HR 0.33 [0.17–0.65]), especially in female users (HR 0.11 [0.02–0.80] for simvastatin; HR 0.24 [0.09–0.64] for atorvastatin). As for atorvastatin users, the beneficial effect was seen in the elderly subgroup (HR 0.42 [0.21–0.87]). However, long-term use of statins, either lipophilic or hydrophilic, was not significantly associated with PD in a dose/duration-response relation.


Conclusions: Continuation of lipophilic statin therapy was associated with a decreased incidence of PD as compared to discontinuation in statin users, especially in subgroups of women and elderly. Long-term follow-up study is needed to clarify the potential beneficial role of lipophilic statins in PD.










Cellule tumorali geniali ma insidiose: ingannano il 

sistema immunitario

continua dalla homepage

traduzione 


'' Programmed Dead- 1 (PD-1) è un interruttore immunologico che limita le risposte immunitarie, fornendo potenti segnali inibitori alle cellule T sull'interazione con ligandi specifici espressi sulle cellule tumorali / infettate da virus, contribuendo così a limitare l'azione  della difesa immunitaria. Il bloccoterapeutico del  PD-1 ha dimostrato di portare all'eradicazione del tumore con risultati clinici impressionanti. Poco si sa circa l'espressione / funzione del PD-1 su cellule natural killer (NK) umano. Con questa ricerca i ricercatori hanno cercato di chiarire se le cellule NK umani possono esprimere PD-1 e analizzare le loro caratteristiche funzionali fenotipiche . Infatti è stata identificata e caratterizzata una nuova sottopopolazione di cellule NK umane che esprimono alti livelli di PD-1. Queste cellule hanno le caratteristiche fenotipiche delle cellule NK completamente mature e sono aumentati nei pazienti con carcinoma ovarico. Essi mostrano bassa risposta proliferativa e attività antitumorale ridotta che possono essere parzialmente ripristinato dalla rottura con specifico anticorpo di PD-1 .''

Quindi per chiarezza , l'interruttore immunologico PD-1 si trova sia sulle cellule T , sia sulle cellele NK del sistema immunitario ma quando queste cellule entrano in contatto con cellule tumorali o infettate da virus , vengono frenate nella loro azione perché il recettore PD-1 interagisce con molecole presenti sulla superficie esterna delle cellule tumorali (PDL-1) 'spegnendo' le Nk e le T.Così le cellule NK sono bloccate per effetto del PD-1 e le difese anti-tumorali vengono praticamente annullate per cui  il tumore può crescere liberamente.

La comprensione di questo meccanismo d'azione, permetterà, spiegano i ricercatori, "progressi decisivi nella lotta contro alcuni tumori".               









Sterilizzare l'acqua con la luce solare

In pratica  sarà possibile con questa piccola struttura,  non più grande di metà francobollo , disinfettare l'acqua in pochi minuti utilizzando semplicemente la luce del sole.
Il dispositivo, formato da una particolare nanostruttura la cui superficie assomiglia a quella delle impronte digitali, è stato sviluppato da ricercatori della Stanford University e dello SLAC National Accelerator Laboratory.

 Il suo funzionamento è illustrato sulla rivista Nature Nanotechnology. Pochi strati di MoS2 allineati verticalmente su pellicole possono raccogliere in modo efficiente la luce visibile per la disinfezione dell'acqua , permettendo di  eliminare raidamente il 99,999% dei batteri.
Già da tempo esistono apparecchi che sfruttano i raggi Ultravioletti per "pulire" l'acqua (che impiegano dalle 6 alle 48 ore), ma la nanostruttura  ora sviluppata , sfruttando tutto lo spettro visibile della luce solare,è  in grado di raccogliere molta più energia dei raggi UV (50% contro il 4%), per uccidere praticamente tutti i microbi contenuti nel campione d'acqua. In pratica la nanostruttura realizzata , quando viene immersa in acqua ed esposta al sole, attiva  una reazione che forma perossido di idrogeno (l'acqua ossigenata) e altre sostanze chimiche  ad azione battericida in appena 20 minuti. Dopo questi composti chimici si dissolvono rendendo l'acqua pura ed adatta per usi domestici.


I ricercatori avvertono che il prodotto non è ancora pronto per il mercato anche perché il dispositivo non rimuove eventuali sostanze chimiche dannose per l'organismo umano (come quelle inquinanti),  per ora è stato testato solo su tre ceppi di batteri  ed inoltre dovrà essere studiato un sistema per avere grosse quantità di acqua disinfettate in tempi ragionevoli.









Aggiornamenti sul sito di atterraggio di Schiaparelli

Schiaparelli sta viaggiando verso Marte a bordo della ExoMars Trace Gas Orbiter lanciata su un razzo Proton da Baikonur il 14 marzo scorso. L'arrivo su Marte il prossimo 19 ottobre.



Schiaparelli si separerà dal suo veicolo madre il 16 ottobre; Tre giorni dopo, si userà una combinazione di uno schermo termico, un paracadute, un sistema di propulsione e una struttura deformabile per rallentare durante i sei minuti di discesa sulla superficie di Marte.


L'ellisse di atterraggio, che misura 100 x 15 km, si trova vicino all'equatore, negli altopiani meridionali di Marte. La regione è stata scelta sulla base delle sue caratteristiche relativamente piatte e lisce, come indicato nella mappa topografia, al fine di soddisfare i requisiti di sicurezza di atterraggio per Schiaparelli.

La regione è anche stata ben studiata ed è indicato per ospitare sedimenti argillosi e solfati che sono stati probabilmente formati in presenza di acqua. Infatti, un numero di canali intagliati dall'acqua sono chiaramente visibili, in particolare nella parte meridionale dell'immagine.

Fonte: ESA


Scoperta la causa del Parkinson giovanile


Il morbo di Parkinson  è una malattia neurodegenerativa causata dalla morte delle cellule che sintetizzano e rilasciano la dopamina. Tali cellule si trovano nella substantia nigra, una regione del mesencefalo e la loro mancanza genera, tremori,rigidità muscolare e difficoltà in generale a controllare il proprio corpo, sintomi  che si possono  manifestare  mediamente intorno ai 60 anni ma a volte anche prima dei 40, in tale caso si parla di  parkinson giovanile: i casi di patologia giovanile rappresentano circa il 10% del totale dei casi di parkinson. Attualmente la cura fondamentale  consiste nel somministrare al paziente il Levodopa , un intermedio nella via biosintetica della dopamina, in quanto quest'ultima non è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica ; la levodopa invece avvalendosi di un enzima( la DOPA decarbossilasi) riesce ad entrare nel sistema nervoso centrale e una volta qui viene metabolizzata in dopamina. Esiste però un altro ostacolo da superare: l’enzima DDC non è presente solo nel cervello, ma anche nei tessuti periferici, come ad esempio nel fegato. Bisogna dunque somministrate insieme alla L-DOPA anche un inibitore della DDC, per evitare che l’enzima periferico converta tutta l’L-DOPA in dopamina prima di raggiungere il cervello. Inoltre è da tenere presente che l’assorbimento del farmaco non avviene nello stomaco ma nell’intestino tenue  ed il tempo di permanenza nello stomaco ha importanza in quanto la levodopa viene degradata dagli enzimi gastrici,quindi,più a lungo rimarrà nello stomaco e più verrà degradata, perdendo così la sua efficacia. Per questo il medico indicherà al paziente varie modifiche dietetiche per favorire il più possibile lo svuotamento dello stomaco.
Nella rivista Nature Communications  è stato pubblicato in questi giorni ‘Parkin regulates kainate receptors by interacting with the GluK2 subunit’ uno studio finanziato dalla fondazione Cariplo e dal ministero della Salute al quale hanno collaborato l’Istituto italiano di tecnologia di Genova, il Dipartimento di bioscienze dell’Università di Milano, l’Università di Bordeaux e il Dipartimento di neurologia della Università di Juntendo di Tokyo.

I ricercatori dell’Istituto di neuroscienze (In-Cnr) di Milano, coordinati da Maria Passafaro, in collaborazione con colleghi dell’Istituto auxologico italiano di Milano, diretti da Jenny Sassone, hanno scoperto il meccanismo molecolare di una proteina chiamata parkina, la cui assenza causa la morte dei neuroni dopaminergici che hanno un ruolo chiave nel controllo dei movimenti, caratteristica principale della malattia neurodegenerativa. Lo studio potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per rallentare il decorso del Parkinson giovanile.
“La causa più frequente della forma giovanile del Parkinson sono le mutazioni in un gene nominato Park2, il quale codifica per la parkina, ossia contiene le istruzioni su come ‘costruire’ la proteina”, spiega Maria Passafaro. “Le mutazioni alterano la trasmissione del glutammato, il neurotrasmettitore amminoacido più diffuso nel sistema centrale nervoso, e possono indurre la morte nei neuroni dopaminergici della sostanza nera, situata nel mesencefalo, tramite un meccanismo molecolare chiamato eccitotossicità”.

L’identificazione del meccanismo molecolare permetterà in futuro di scoprire se la modulazione farmacologica del recettore possa avere un ruolo non solo nel controllo dei sintomi ma anche nel rallentare il processo neurodegenerativo in questa forma genetica di Parkinson.









Addio presbiopia : niente più occhiali per leggere il giornale




Finalmente si potranno eliminare i fastidiosi occhiali da lettura ( che si perdono continuamente) necessari con l’arrivo della vecchiaia in seguito all’irrigidimento del cristallino , la lente naturale dell’occhio necessaria per la messa a fuoco delle immagini . Questo difetto della vista si chiama presbiopia ,ma, come ci promette il dr.John Vukich, oftalmologo della University of Wisconsin di Madison, sembra che a breve potrà essere definitivamente eliminato con un piccolissimo

congegno facilmente  impiantabile nella cornea.  Si chiama Kamra ed  è un anellino nero opaco  di 3,8 millimetri di diametro esterno con uno spessore di 5 micron  ed un diametro interno di 1,5 mmm. La struttura viene impiantata nella cornea ad una profondità di 200 micron o in una sacca corneale con un piccolo intervento chirurgico ,in anestesia locale  di 15 minuti e funziona come  l'obiettivo di una macchina fotografica che si allunga o accorcia a seconda della distanza dall'oggetto da mettere a fuoco. Il dispositivo, del tutto rimovibile, è risultato efficace ai test clinici nell'83% dei pazienti in cui è stato impiantato: i soggetti hanno riportato un miglioramento della visione da vicino consistente, tale da permettergli di leggere scritte piccole come quelle di un quotidiano. Attualmente il congegno è in fase di approvazione da parte  della FDA statunitense mentre in altri paesi come l'Inghilterra può essere già richiesto ma solo privatamente







Il programma Copernicus : 5 satelliti forniranno dati ambientali disponibili per tutti.
La raccolta dei dati necessari per realizzare questo enorme progetto sarà realizzata tramite la messa in orbita in tempi successivi di 5 satelliti della classe Sentinel.
L'ESA ha assicurato che il  il primo  Sentinel sarà pronto per il lancio nella primavera del 2014 fornendo  osservazioni in  tutte le stagioni, di giorno e di notte, tramite  immagini radar da utilizzare per i servizi di terra e di mare.

A seguire Sentinel-2  fornirà immagini ottiche ad alta risoluzione per i servizi a terra e Sentinel-3 fornirà i dati per i servizi rilevanti per il mare e la terra. Sentinel-4 e Sentinel-5 forniranno dati per il monitoraggio della composizione atmosferica rilevata nell'orbita geostazionaria e nelle orbite orbite polari. E' ovvio quindi che il programma Copernicus diventerà operativo dopo il lancio della prima missione Sentinel.

Copernicus sarà in grado così di  fornire  grandi quantità di dati, acquisiti dai satelliti in orbita  che saranno inseriti  in una serie di servizi tematici  suddivisi in sei categorie :  gestione del territorio, l'ambiente marino, l'atmosfera, gli interventi di emergenza, la sicurezza e il cambiamento climatico.

La legge europea che stabilisce l'utilizzo e la diffusione dei  dati  del programma Copernicus  entrerà in vigore nei prossimi giorni ma si sa già che  prevede  l'utilizzo gratuito, completo e aperto a tutti dei dati.







                       Paris Air Show - Le Bourget 2013                     






Paris Air Show di Le Bourget è un evento con cadenza biennale che professionisti del settore aerospaziale e gli amanti non dovrebbero mancare.
ESA sarà presente alla 50 ° Paris Air & Space Show di Le Bourget con un padiglione al suo posto tradizionale e centrale, vicino ai modelli di Ariane 5 e Ariane 1.
Il padiglione ESA metterà in evidenza l'importanza del settore spaziale per la crescita economica, contribuendo all'innovazione attraverso lo sviluppo tecnologico

Lunedi, 17 June dalle ore b13,30 alle 16,30 si svolgerà una conferenza stampa del direttore generale Jean-Jacques Dordain che fornirà una panoramica dei programmi ESA mentre alle ore 17 sarà firmato il contratto industriale tra l'Esa e Thales Alenia Space di ExoMars.
Sono previste due missioni ExoMars : una nel 2016 (Descent and Landing Module Orbiter) ed una nel 2018 ( rover e piattaforma di superficie).Entrambe le missioni saranno svolte in collaborazione con Roscosmos agenzia spaziale russa. Questi riportati di seguito sono incontri dedicati al mondo dell'informazione che ci danno però molto bene il quadro del livello scientifico e tecnologico della manifestazione.
Martedì 18 giugno14:30-15:30: Alphasat: promuovere la competitività attraverso il partenariato -Tavola rotonda evento informativo.Prevista per il lancio nel mese di luglio, Alphasat è il più grande satellite di telecomunicazioni in Europa, sviluppato da un partenariato pubblico-privato tra l'ESA e Inmarsat.E 'stato costruito da un consorzio industriale europea, in primo contractorship di Astrium.
Alphasat è il primo satellite ad utilizzare Alphabus, la nuova piattaforma di telecomunicazioni ad alta potenza sviluppato da Astrium e Thales Alenia Space nell'ambito dell'ESA Ricerca Avanzata in programma di sistemi di telecomunicazioni e nell'ambito di un contratto di collaborazione con l'ESA e CNES agenzia spaziale francese.Interverranno DG dell'ESA e amministratori delegati dei partner '.
Mercoledì 19 giugno11:00-00:30: Presentazione della nuova selezione Biomassa scientifica satellite di osservazione della Terra dell'ESA e risultati dalla Terra Explorers volante
Nel mese di maggio, la missione biomassa è stato scelto per diventare il prossimo capitolo della serie di satelliti sviluppati per migliorare la nostra comprensione della Terra. La prossima missione sarà presentato, insieme ad una panoramica e risultati scientifici della serie Earth Explorer di satelliti.
Giovedi, 20 June10:45: Firma di ESA Business Incubation Centro Sud Francia Una partnership tra attori regionali, nazionali e multinazionali, primo Centro di incubazione business dell'ESA (BIC), in Francia si uniranno otto ESA BIC in Europa, con l'obiettivo di creare 75 nuovi spazi collegati start-up entro la fine del 2018 nel sud della Francia, la creazione di posti di lavoro e rilanciare l'economia. I centri si trovano a Biarritz, Bordeaux, Tolosa, Tolone e Sophia Antipolis, e gestiti da Aerospace Valley insieme con il supporto del CNES e Pole Pegase.
Venerdì 21 Giugno - Domenica 23 Giugno
Durante le giornate pubbliche, i media e il pubblico avrà l'opportunità di imparare di più su volo spaziale umano e attività operative. Di particolare interesse sarà la presenza di astronauti dell'ESA Jean-François Clervoy e Léopold Eyharts, che racconteranno la loro esperienza di volo spazialee la creazione di nuovi servizi per i cittadini europei.











 Il " papa' " delle capsule Petri




...Julius Richard Petri ha frequentato in gioventù la facoltà di medicina dell’istituto Kaiser-Wilhelm-Academy for Military Physicians, laureandosi all’età di 24 anni prima di continuare i propri studi presso il Charité Hospital di Berlino. Dal 1877 al 1879 fu assegnato all’Imperial Health Office nella capitale, dove entrò in contatto con Robert Koch (Premio Nobel nel 1905) diventando suo assistente. Morì a Zeitz il 20 dicembre 1921.

La piastra di Petri o capsula di Petri è un recipiente piatto di vetro o plastica solitamente di forma cilindrica. È un importante strumento di lavoro in molti campi delle biologia, per la crescita di colture cellulari.La piastra è provvista di un coperchio che permette il passaggio di aria (necessario, nella maggior parte dei casi, per la crescita batterica), ma impedisce il passaggio di altri microorganismi Le capsule in vetro possono essere riutilizzate in seguito a sterilizzazione (per esempio, riscaldamento a 160 °C per un'ora); quelle in plastica, al contrario, devono essere smaltite come rifiuti speciali dopo un singolo utilizzo.




Dipinti da gustare


Un felice incontro tra arte , scienza e buona cucina


Dal 9 al 13 aprile, presso la Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Corsini (Via della Lungara, 10 – Roma) si è svolta una manifestazione promosso dall’Ufficio stampa del Consiglio nazionale delle ricerche in partnership con la Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e del polo museale della città di Roma dal titolo ‘Dal quadro al piatto’ .In pratica un tour guidato speciale alla scoperta di opere d’arte sulla scia della vista, del gusto e dell’olfatto per questo ogni mattina, dalle ore 9.30 alle 13.00, un alimento rappresentato nei quadri, è stato illustrato da storici dell’arte, divenendo così il tema di una visita guidata e di un dibattito culminante con attività di laboratorio e degustazioni. Pasta, pesce, formaggio, verdura e frutta sono i cinque alimenti selezionati, che hanno offerto a ricercatori, operatori del settore e giornalisti lo spunto per parlare di arte, tradizione culinaria italiana e dell’agroalimentare: importanti patrimoni alla base della nostra identità nazionale.





        Fiori e frutta (La primavera e l'estate ), Abraham Brueghel (1631-1697)


L’inaugurazione della manifestazione si è svolta lunedì 8 aprile, alle ore 11.00, presso l’aula Marconi del Cnr (piazzale Aldo Moro, 7 - Roma) con Heinz Beck, Chef del ristorante ‘La Pergola’ di Roma, Giorgio Leone, direttore della Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Corsini, Francesco Loreto, direttore del Dipartimento di scienze bio-agroalimentari e Maria Grazia Volpe, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’alimentazione, entrambi del Cnr; moderatore Marco Ferrazzoli, capo Ufficio stampa Cnr a seguire in Galleria il 9 aprile con ‘Le mani in pasta’, dedicata al piatto italiano per eccellenza. ‘I maccheronari’, quadro seicentesco del napoletano Micco Spadaro , quindi ‘Il mare a tavola’ è il titolo della giornata del 10 aprile con i dipinti ‘Natura morta con pesci e crostacei’ di Marco De Caro (XVII secolo) e ‘Baia con pescatori’ di Jacob de Heusch (1656-1701), l’11 aprile ‘Dall’erba al formaggio’ trae spunto dai quadri ‘Paesaggio con Rinaldo e Armida’ di Gaspard Dughet (1615-1675), ‘Paesaggio con zampognaro’ di Anonimo del XVII secolo, ‘Pastori e armenti presso un rudere’ di Cornelis van Poelenburgh (1594-1667), Dall’orto del nonno agli ortaggi probiotici’: il 12 aprile il focus è su agricoltura sostenibile, ricerca scientifica e nuove tecnologie, a partire dalle opere ‘Natura morta con mascherone’ e ‘Preparativi per un convito’ di Christian Berentz (1658–1722) per chiudere il 13 aprile con Ad ogni stagione il suo frutto’ . Alla disamina dei dipinti ‘Fiori e frutta (La primavera e l'estate)’ di Abraham Brueghel (1631-1697) e ‘Natura morta con pesche’ di Maximilian Pfeiler (attivo 1694-1721)





Roma-New York 8/9 , Terra – Stazione spaziale internazionale 6 ore

Questo è il nuovo record battuto dalla navetta russa Soyuz che è riuscita a compiere il primo viaggio alla Stazione spaziale internazionale con equipaggio in sole sei ore, anziché in due giorni. Lanciata alle 21:43 (ora italiana) del 28 marzo, ha raggiunto la stazione orbitale alle 3:29, quattro minuti prima del previsto, dopo aver percorso quattro orbite in una traiettoria assistita dal centro di controllo a Terra. Lo stesso tempo era stato realizzato in viaggi prova senza equipaggio con il cargo Progress




La navetta si è agganciata al modulo russo Poisk della stazione orbitale traslocando sulla SSI il nuovo equipaggio, del quale fanno parte l'americano Chris Cassidy, della Nasa, ed i russi Pavel Vinogradov e Alexander Misurkin, dell'agenzia spaziale russa Roscosmos. Sulla Stazione Spaziale Cassidy, Vinogradov e Misurkin incontreranno il canadese Chris Hadfield , l'americano Tom Marshburn e il russo Roman Romanenko , che sono a bordo dal dicembre 2012.Nel prossimo viaggio 'veloce', in programma a fine maggio, la navetta viaggerà autonomamente e a bordo ci sarà l'astronauta italiano dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Luca Parmitano.







La notizia : due studiosi dell’Università di Urbino ( V.Fusi e M. Fanelli)  hanno individuato una funzione antitumorale nel maltolo che si esplica inducendo la morte delle cellule cancerose








La pubblicazione scientifica :

Malten, a new synthetic molecule showing in vitro antiproliferative activity against tumour cells and induction of complex DNA structural alterations
S Amatori, I Bagaloni, E Macedi, M Formica, L Giorgi, V Fusi and M Fanelli


  1. 1Molecular Pathology and Oncology Lab. ‘PaoLa’, Department of Biomolecular Sciences, University of Urbino ‘Carlo Bo’, via Arco d’Augusto, 2, 61032 Fano (PU), Italy
Pubblicato il 22 giugno 2010 su British Journal of Cancer (2010) 103, 239–248.



Il maltolo (3-Hydroxy-2-methyl-4-pyrone )è sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria, nel cocco, nel caffé e in molti altri prodotti ed è considerato come una fonte promettente di nuovi composti antitumorali.








Metodi:
Una nuova molecola derivata dal maltolo (3-idrossi-2-metil-4-pirone), denominata Malten (N, N'-bis ((3-idrossi-4-Pyron-2 -il) metil)-N, N'-dimethylethylendiamine), nel tentativo di identificare nuovi potenziali agenti antitumorali , è stata sintetizzata e analizzata sia a livello biologico che molecolari per la sua attività antiproliferativa in otto linee cellulari tumorali .


Risultati:

Concentrazioni subletali di Malten inducono profondi cambiamenti del ciclo cellulare, riguardanti in particolare le fasi S e / o G2-M , mentre l'esposizione a dosi letali provoca l'induzione della morte cellulare programmata. La risposta molecolare di Malten mostra la modulazione di geni aventi ruoli chiave nella progressione del ciclo cellulare e apoptosi. Infine, come parte dello sforzo di chiarire il meccanismo di azione, è stato dimostrato che Malten è in grado di compromettere la mobilità elettroforetica di DNA e di ridurre drasticamente sia amplificabilità PCR e suscettibilità frammentazione del DNA.


Conclusione:

Nel loro insieme, questi risultati mostrano che Malten può esercitare la sua attività antiproliferativa attraverso l'induzione di modifiche dei complessi strutturali del DNA. Questa evidenza, insieme alla versatilità sintetica dei composti derivati​​ del maltolo, rende Malten un' interessante struttura molecolare per la progettazione futura di nuovi potenziali agenti antitumorali.









































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